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Capelli a peso d’oro

A pensare a tutte le storie che si incontrano nel mondo, viene il mal di testa…

Ne ho ritrovata una, di cui mi avevano parlato, o di cui avevo letto anni fa. Una storia che parla di capelli, di spiritualità e di economia globale.

Long tour

Qui potete guardare il documentario di Witness (Al Jazeera) dal titolo “Hair India”. Si tratta di un video che mette in luce le relazioni economiche (ma anche culturali) che intercorrono tra le offerte spirituali al dio Narasimha (avatar di Vishnu) nel tempio di Simhachalam in Andhra Pradesh e il commercio globale di extensions (con esempi di fabbriche italiane, come la Great Lengths).

Short tour

Qui invece siamo nel tempio di Tirumala (sempre in Andhra Pradesh) dedicato a Venkateswara (sempre avatar di Vishnu). Questo è un tempio record d’incassi. Sembra che se la giochi col Vaticano per il titolo di sito religioso più visitato al mondo. Il giro di affari gestito dal tempio si basa, oltre che sulle offerte dei pelligrini, sulla vendita di capelli umani. Come nel caso di Simhachalam, anche a Tirumala le persone offrono alla divinità i loro capelli in cambio di protezione e aiuto. Capelli che poi prendono le strade del mercato. Resta da aggiungere che, anche in questo caso, ci sono quelli che vivono delle briciole (leggi: capelli morti).

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:: capelli che trascendono vol. 2 ::

Amish, la «guerra delle forbici» è finita

La polizia dell’Ohio mette fine alla faida interna alla setta religiosa: si tagliavano barba e capelli tra di loro per spregio

Samuel Mullett, il capo degli Amish ribelliSamuel Mullett, il capo degli Amish ribelli

MILANO – La polizia americana pone fine alla “vendetta delle barbe” tra gli Amish dell’Ohio. Dopo mesi di scontri e di umiliazioni, mercoledì mattina le autorità della Contea di Jefferson hanno finalmente arrestato sette membri “separatisti” della comunità religiosa ultraconservatrice che vive negli Usa. I detenuti, accusati di “crimini dettati dall’odio” e capeggiati dall’ex leader Amish Samuel Mullet, erano da tempo in rotta con il grosso dei credenti e per questo hanno compiuto numerose spedizioni punitive e violente. Tra settembre e ottobre scorso hanno seminato il panico tra i correligionari tagliando a diversi fedeli barba e capelli. Queste azioni sono state considerate estremamente oltraggiose e condannate dalla comunità Amish poiché la loro religione proibisce alle donne di tagliarsi i capelli e agli uomini di radersi una volta sposati.

LO SCONTRO – Mullet si era stabilito con la sua famiglia nella piccola località di Bergholtz nel 1995 dopo aver avuto dei contrasti con un altro gruppo Amish dell’Ohio. Nel 2003 divenne capo spirituale di una comunità di 120 persone, ma appena due anni dopo fu estromesso dall’assemblea dei direttori religiosi dell’Ohio dell’Est per le numerose scomuniche che aveva pronunciato contro quelle famiglie che avevano deciso di lasciare la sua comunità. Nel corso degli anni avrebbe coltivato un forte odio contro tutti quei fedeli che consideravano le sue iniziative contrarie alla filosofia ultrapacifista degli Amish e solo qualche mese fa è passato all’attacco. Assieme ad altri membri fedeli alla sua strategia, avrebbe attaccato le abitazioni dei rivali in almeno quattro contee dell’Ohio, dove oggi risiedono poco meno di 61.000 Amish. Molte delle vittime non hanno mai denunciato gli aggressori per non trasgredire il dettato della Bibbia (secondo gli Amish il libro sacro imporrebbe ai fedeli di perdonare sempre le umiliazioni subite se si vuole poi essere perdonati da Dio). Alla fine però qualcuno tra loro, per evitare nuove ritorsioni, si è rivolto alla polizia che ha velocemente sgominato i criminali (in galera sono finiti Mullet, tre dei suoi figli, un genero e altri due componenti del gruppo) che adesso rischiano l’ergastolo se saranno condannati per discriminazione religiosa.

UMILIAZIONE – Gli Amish, che sono i discendenti dei protestanti arrivati dall’Europa centrale alla fine del XVIII secolo e che vivono lontani dalle tecnologie contemporanee rifiutando persino l’uso dell’elettricità, dell’automobile e di qualsiasi strumento moderno, sono una comunità estremamente pacifica e hanno vissuto con estrema difficoltà questa guerra interna: «Avrei preferito essere picchiato a morte piuttosto che subire un’umiliazione simile» avrebbe confessato un membro della comunità all’Fbi. Da parte sua l’ex leader Mullet, già segnalato alla polizia americana per violenze e molestie a donne sposate, sostiene di non aver mai partecipato ai raid contro i membri della sua comunità. Tuttavia ha confessato di non aver dissuaso i suoi figli dal compiere le spedizioni punitive perché gli Amish avevano bisogno di un messaggio chiaro e forte: «Hanno cambiato le regole della nostra chiesa – rilevava in una dichiarazione di qualche mese fa, riproposta dal Guardian  – Adesso stanno cercando di prenderci per la gola e vogliono che facciamo quello che vogliono loro. Ma noi non lo faremo»

Francesco Tortora

24 novembre 2011

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:: animist scissors ::

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Rise up against brutality on scissors

Dopo aver ricevuto con immensa tristezza la foto di una nostra amica/sorella/compagna forbice lucchettata dall’ignoranza del potere dei lucchetti e dalla paura per il saper fare, addì 23 ottobre 2011 si costituisce il Scissors Liberation Front, frangia del peluquerismo clandestino (ma non solo)… laddove una forbice è in pericolo, in disuso, in preda alla ruggine o dimenticata… là ci saremo noi!

nemici delle forbici…non dormirete più sonni tranquilli!

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:: capelli che trascendono ::

… “Tra il XVI e il XIX secolo la costa occidentale del Madagascar fu suddivisa in una serie di regni interconnessi sotto la dinastia Maroansetra. I sudditi erano chiamati con il nome collettivo di Sakalava. Nel Madagascar nordoccidentale, in un territorio collinare spopolato e difficilmente accessibile, vive un “gruppo etnico” conosciuto con il nome di Tsimihety. La parola significa alla lettera “coloro che non si tagliano i capelli” e si riferisce a un’usanza dei Sakavala: quando muore un re, ci si aspetta che i suoi sudditi maschi si taglino i capelli in segno di lutto, i Tsimihety sono quelli che si sono rifiutati di tagliarsi i capelli, rigettando così anche l’autorità della monarchia Sakavala. Ai nostri giorni sono caratterizzati da un’organizzazione sociale e pratiche fortemente egualitarie. in altre parole, sono gli anarchici del nordovest del Madagascar”…

D. Graeber, Frammenti di antropologia anarchica, Elèuthera, Milano, 2006

(libro consigliatissimo)

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