Archivi del mese: novembre 2011

:: capelli che trascendono vol. 2 ::

Amish, la «guerra delle forbici» è finita

La polizia dell’Ohio mette fine alla faida interna alla setta religiosa: si tagliavano barba e capelli tra di loro per spregio

Samuel Mullett, il capo degli Amish ribelliSamuel Mullett, il capo degli Amish ribelli

MILANO – La polizia americana pone fine alla “vendetta delle barbe” tra gli Amish dell’Ohio. Dopo mesi di scontri e di umiliazioni, mercoledì mattina le autorità della Contea di Jefferson hanno finalmente arrestato sette membri “separatisti” della comunità religiosa ultraconservatrice che vive negli Usa. I detenuti, accusati di “crimini dettati dall’odio” e capeggiati dall’ex leader Amish Samuel Mullet, erano da tempo in rotta con il grosso dei credenti e per questo hanno compiuto numerose spedizioni punitive e violente. Tra settembre e ottobre scorso hanno seminato il panico tra i correligionari tagliando a diversi fedeli barba e capelli. Queste azioni sono state considerate estremamente oltraggiose e condannate dalla comunità Amish poiché la loro religione proibisce alle donne di tagliarsi i capelli e agli uomini di radersi una volta sposati.

LO SCONTRO – Mullet si era stabilito con la sua famiglia nella piccola località di Bergholtz nel 1995 dopo aver avuto dei contrasti con un altro gruppo Amish dell’Ohio. Nel 2003 divenne capo spirituale di una comunità di 120 persone, ma appena due anni dopo fu estromesso dall’assemblea dei direttori religiosi dell’Ohio dell’Est per le numerose scomuniche che aveva pronunciato contro quelle famiglie che avevano deciso di lasciare la sua comunità. Nel corso degli anni avrebbe coltivato un forte odio contro tutti quei fedeli che consideravano le sue iniziative contrarie alla filosofia ultrapacifista degli Amish e solo qualche mese fa è passato all’attacco. Assieme ad altri membri fedeli alla sua strategia, avrebbe attaccato le abitazioni dei rivali in almeno quattro contee dell’Ohio, dove oggi risiedono poco meno di 61.000 Amish. Molte delle vittime non hanno mai denunciato gli aggressori per non trasgredire il dettato della Bibbia (secondo gli Amish il libro sacro imporrebbe ai fedeli di perdonare sempre le umiliazioni subite se si vuole poi essere perdonati da Dio). Alla fine però qualcuno tra loro, per evitare nuove ritorsioni, si è rivolto alla polizia che ha velocemente sgominato i criminali (in galera sono finiti Mullet, tre dei suoi figli, un genero e altri due componenti del gruppo) che adesso rischiano l’ergastolo se saranno condannati per discriminazione religiosa.

UMILIAZIONE – Gli Amish, che sono i discendenti dei protestanti arrivati dall’Europa centrale alla fine del XVIII secolo e che vivono lontani dalle tecnologie contemporanee rifiutando persino l’uso dell’elettricità, dell’automobile e di qualsiasi strumento moderno, sono una comunità estremamente pacifica e hanno vissuto con estrema difficoltà questa guerra interna: «Avrei preferito essere picchiato a morte piuttosto che subire un’umiliazione simile» avrebbe confessato un membro della comunità all’Fbi. Da parte sua l’ex leader Mullet, già segnalato alla polizia americana per violenze e molestie a donne sposate, sostiene di non aver mai partecipato ai raid contro i membri della sua comunità. Tuttavia ha confessato di non aver dissuaso i suoi figli dal compiere le spedizioni punitive perché gli Amish avevano bisogno di un messaggio chiaro e forte: «Hanno cambiato le regole della nostra chiesa – rilevava in una dichiarazione di qualche mese fa, riproposta dal Guardian  – Adesso stanno cercando di prenderci per la gola e vogliono che facciamo quello che vogliono loro. Ma noi non lo faremo»

Francesco Tortora

24 novembre 2011

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