Archivi del mese: agosto 2011

il cane con i capelli

Il cane con i capelli – Enzo Jannacci

Il cane con i capelli, quando andava per la strada, si molleggiava: se passava davanti a una vetrina, si rimirava, si pettinava i suoi capelli che erano finti e belli, disperazione dei suoi fratelli: “non s’è mai visto, non s’è mai visto un cane con i capelli”.

Voleva sembrare un altro, e si illudeva di essere diverso perchè per strada la gente lo guardava, lo accarezzava, gli accarezzava i suoi capelli che erano finti e belli, disperazione dei suoi fratelli:

“non s’è mai visto, non s’è mai visto un cane con i capelli”; “non s’è mai visto, no, non si è mai visto un cane con i capelli”.

Un giorno, ormai convinto d’essere diverso, il cane coi capelli entrò bel bello in una tabaccheria: “tre sigarette, mi dia tre sigarette”; nessuno rispondeva, no, non gli davan retta, anche se aveva dei bei capelli:

non si dà retta, non si è mai visto un cane con i capelli; non si dà retta, non si è mai visto un cane con i capelli.

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:: baratto on the beach ::

il bagaglio è già pronto :: au revoir

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peluquerismo clandestino ::coming soon::

Giro di vite su igiene, orari e prezzi i coiffeur cinesi nel mirino a Milano

Il Pirellone vara la nuova normativa: fra gli obiettivi c’è anche la trasparenza dei prezzi
Dopo kebab e phone center, nel mirino le tariffe dei negozi etnici. Poi toccherà ai massaggi

di ANDREA MONTANARI

Giro di vite su igiene, orari e prezzi i coiffeur cinesi nel mirino a Milano

 Giro di vite in Lombardia contro i parrucchieri etnici fai da te. La giunta del Pirellone approverà oggi il nuovo regolamento che disciplina l’attività dell’acconciatore. Un cavallo di battaglia del vicegovernatore e assessore regionale alle Attività produttive, Andrea Gibelli, della Lega. Il prossimo riguarderà i centri massaggi e quelli estetici. Dopo i kebab e i phone center, quindi, il Carroccio punta il dito contro i parrucchieri cinesi e africani che si sono moltiplicati in questi anni in tutto il territorio e hanno conquistato il mercato con le loro tariffe stracciate.

Da ora in poi non sarà possibile esercitare la professione di parrucchiere se non in locali con precise caratteristiche. Di sicurezza, igiene e ubicazione. Basta laboratori in casa, ma servizio a domicilio solo nel caso di malati gravi, portatori di handicap. Previste deroghe per le case di cura, i carceri e le sfilate di moda. Nel negozio dovrà essere sempre presente un responsabile tecnico con diploma di specializzazione. In caso di assenza per malattia, il sostituto dovrà possedere gli stessi requisiti. Stesse regole per gli eredi, in caso di morte del titolare. Orari di apertura e chiusura differenziati tra centro e periferia, con divieto di apertura notturna. In ogni caso, mai superiore ai tetti previsti dal contratto nazionale di categoria. Spetterà ai comuni decidere i dettagli. Infine obbligo di esposizione in vetrina del listino dei prezzi, come già previsto per i ristoranti, pizzerie e bar.

Quattordici articoli destinati a far discutere, che entreranno in vigore dopo l’estate dato che per il via libera basterà il sì della commissione Attività produttive, senza passare per il voto del consiglio regionale. I parrucchieri lombardi avranno 12 mesi di tempo per mettersi in regola. Più altri 12 solo se saranno in grado di provare che non hanno potuto ancora adeguarsi per ragioni di forza maggiore. Per i parrucchieri che hanno ottenuto l’abilitazione prima del 2005 basterà attenersi alle nuove prescrizioni. Gli altri dovranno diplomarsi solo presso gli istituti riconosciuti dalla Regione. Per i trasgressori pene severe: da sanzioni economiche fino alla sospensione dell’attività, alla chiusura definitiva del negozio in caso di recidiva.

Il nuovo regolamento mette fine a un vuoto legislativo e metterà i parrucchieri sullo stesso piano degli altri esercizi. Prende spunto infatti dalla legge regionale 73 del 1989 in materia di artigianato che rimette alla giunta del Pirellone l’adozione di apposite norme per regolare l’attività di acconciatore. La proposta di modifica — spiegano i tecnici dell’assessorato regionale alle Attività produttive — è condivisa dalle direzioni generali della Sanità e dell’Istruzione, formazione e lavoro.

(La repubblica – 28 luglio 2011)

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